Sono nato a Milano nel 1984 e fino a qualche anno fa, ero estremamente convinto che l’Italia non potesse darmi nulla e che l’unico modo per dare il mio contributo in questo Mondo, fosse trasferirmi negli Stati Uniti.
Dopo 2 estati passate negli USA, ho capito che forse sì, potrebbe essere una soluzione fuggire, ma che ne sarebbe poi del mio Paese?
Mentre ero in viaggio, mi accorgevo ogni secondo di più di quanto credessi nel mio Paese!
Il cibo italiano, così prelibato. Il nostro artigianato, così spettacolare. I grandi nomi della moda, presenti in tutto il Mondo. Le migliori auto da corsa, sempre nei sogni degli stranieri! La nostra creatività, così italiana!

Ed ecco è stato tutto chiarissimo.

aLabs.

Io lavoro da 3 anni nel settore web, anche se ho iniziato con l’informatica quando ero piccolo: in seconda elementare.
Ed ecco che mi accorgo ogni giorno di più che la cosa che più manca nel mio campo (ma anche in altri, a quanto mi dicono alcuni amici) è il relax.
Con relax intendo la capacità reale di capire cosa si sta facendo e come procedere nel modo migliore.

Nessuno me ne voglia, ma sembra sempre che si stia operando un paziente. Tutto sul filo di lama. Tutto con la corda tirata.

Ora, credo che sia importante essere tesi per i progetti importanti, essere precisi in quello che si fa, ma credo anche che lavorando con un relax maggiore ci sia lo spazio per creare dei progetti migliori.

Ho conosciuto molte persone negli ultimi anni che mi hanno saputo dare la carica, mi riferisco in particolare ai ragazzi/e di Mind the Bridge, a quelli/e del Silicon Valley Study Tour e ad alcune realtà italiane (H-Farm), che stanno, a mio modesto parere, facendo la differenza.

Voglio quindi far crescere questo progetto insieme a voi e farlo diventare un simbolo per il web italiano.
aLabs dev’essere una garanzia.

Mi piacerebbe un giorno conoscere uno straniero che parlando dell’Italia mi citi Fiat 500, Versace/Armani/Gucci, spaghetti e aLabs.

Ricordatevi che la porta è aperta.. aLabs cerca persone che condividano queste parole!

Un saluto.
Mattia Accornero

6 pensieri su “Perché aLabs?”

  1. Non c’è che augurarti un grande buona fortuna, Mattia!
    Le premesse mi sembrano buone, ora la strada è tanta – ma è anche la parte migliore di ogni impresa 🙂
    Ci sentiamo, Stef

  2. Ciao Mattia,
    L’inizitativa è bella e interessante, ma sei sicuro che possa essere sostenibile sul mercato – schifoso – dell’IT italiano?

    Due domande.

    Non pensi che la parola d’ordine “relax” possa avere una gran presa su chi dovrebbe lavorarci, ma pochissima sui clienti?
    Col bassissimo livello del manament italiano, rischia di essere vista come un aspetto negativo.

    Nelle Carriere, sul sito, vedo il reparto creativo, quello di sviluppo e quello commerciale.
    Chi pensi debba gestire l’analisi, la progettazione con il cliente e in seguito la gestione del progetto?

    Spero non i commerciali, che per loro natura danno sempre ragione al cliente e sono pessimi PM.

    La vedo difficile anche per gli sviluppatori. Di solito ottimi sviluppatori hanno difficoltà ad interfacciarsi direttamente coi clienti.

    Anche i creativi ce li vedo poco, essendo in genere l’antitesi dell’organizzazione 🙂

    1. Ciao Lorenzo, prima di tutto grazie per il tuo commento, vengo subito alle risposte.
      Leggo un po’ di sconforto nelle tue parole il che, devo dire, mi riporta indietro di qualche mese, quando non ero soddisfatto del mio lavoro.
      Certo la situazione italiana non è quella della Silicon Valley, ma questo non significa che non si possa provare a cambiare le cose.
      Il mio progetto parte dall’idea di avere persone capaci e intelligenti che abbiano ben chiaro che “relax” non significa percepire uno stipendio senza far nulla (altrimenti avrei scritto “ozio”), ma bensì significa non avere addosso lo stress che ogni lavoratore italiano conosce.
      Qualcuno ha detto: “Il cliente ha sempre ragione” e qualcun altro ha detto: “La ragione si da agli stupidi”.
      Mi hanno educato a ragionare con logica e la somma di queste due frasi è: “Il cliente è stupido”. A questo punto non sono troppo convinto che il cliente voglia sentirsi stupido.
      Parliamoci chiaro. Il cliente si rivolge ad una società per avere un servizio oppure delle competenze che lui non possiede e per fare questo fa un investimento.
      Percepire quindi alcuni soldi da un cliente e dargli ragione anche se non è così, vuol dire prenderlo in giro.
      Credo in ogni caso che il cliente in quanto persona, sia in grado di ragionare e di scegliere la soluzione migliore, ma veramente migliore. Non quella meno funzionale ma più comoda.
      Il relax quindi non mi spaventa, del resto il punto precedente è “avere alti standard qualitativi”…
      Per quanto riguarda le carriere invece, ti posso dire che quelle inserite sono solo un’idea. Ovviamente la lista delle persone che ci vogliono in una azienda è molto lunga (gestione del personale, analisti, amministrazione..)!
      Ci tengo però a precisare che prima di partire con la creazione di una società vera e propria, voglio, creare un team tecnologico.
      Un team che sia capace di adattarsi, reinventarsi e soprattutto di andare in contro alle esigenze del cliente.

      Ti invito a seguire il blog anche in futuro. Nei prossimi giorni pubblicherò un post che chiarificherà alcuni punti ancora un po’ “sfuocati”.
      Un saluto e ancora grazie per il commento.

      Mattia

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