Come molti di voi sapranno, ieri è stata una giornata triste per il mondo (o almeno per chi segue l’informatica).

Foto: COG LOG LAB

La morte di Steve Jobs è stata davvero un colpo basso, sapevo che non stava bene, ma speravo davvero ce la facesse. E invece il destino o qualcuno lassù ha deciso così.
Mi piace pensare che, quando le persone che han fatto qualcosa di importante in questo mondo vengono “richiamate”, è perché c’è bisogno di una mano lassù.

Steve è stato colui che in gran parte mi ha indicato la strada da percorrere nel lavoro. Se non avessi comprato quel Powerbook G4, oggi non sarei un web developer, forse non avrei la mia attività e forse non avrei questa ossessione per l’eccellenza.

Si è già detto molto su Steve, quindi non aggiungo altro se non un Goodbye Steve.

 

Vorrei però, se possibile, indicare una direzione per quest’Italia provando ad usare qualche passaggio della vita di Steve.

 

Ieri sera ho seguito la trasmissione Agorà su Rai3 che ha trasmesso uno speciale su Steve Jobs. Sono rimasto disgustato da come sia stato affrontato l’argomento: superficialità, luoghi comuni e politica.. cosa c’entra la politica italiana con la morte di Steve?
Questo mi ha fatto riflettere: il secondo modo (lasciatemi sperare che sia ancora il secondo) per imparare qualcosa in Italia, dopo l’Istruzione Pubblica è la TV, e le informazioni errate fornite dalla TV italiana al giorno d’oggi sono tantissime. Non sapete quanto mi piacerebbe vedere una TV in grado di entusiasmare oltre che rilassare.

Noto che il lamentarsi e il lasciarsi andare a quel che sarà, è oggi la normalità. E invece questo è proprio il contrario di quello che Steve ha fatto.
Se si fosse lasciato demotivare dalle delusioni (tipo il licenziamento da parte di Apple), ieri sarebbe stata una giornata come tante altre.
E invece lui ha continuato a crederci e ha continuato a (in)seguire la sua visione.

A questo punto perché non farlo anche noi? Quando la mente ci dice “l’Italia fa schifo“, noi rispondiamole come potrebbe fare Steve: “meglio, così il buono risalta di più!” o “mettiamoci al lavoro” o ancora “serve un nuovo design!“.

Ora, cosa vogliamo fare? Continuare a piangerci addosso o rimboccarci le maniche e cercare di fare qualcosa per cambiare quello che non funziona?

Vi lascio con una frase di Ghandi:
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.

e con la classica di Steve:
Stay hungry, stay foolish.

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